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Arisassassina

25 maggio 2012

Le gaye avventure di Brando e Brindo (puntata n°3)

Arisassassina

Brindo: “Ma quando arriva la notte, la notte, e resto sola con meeee, la testa parte e va in giro, in cerca dei suoi perchéééé…

Brando: Amor, stai urlando! La devi sussurrare, ‘sta canzone.

Brindo: Scherzi? C’ho ancora i brividi!

Brando: Sì, grande concerto ieri sera…

Brindo: Emozionante.

Brando: Davvero.

Brindo: Indimenticabile.

Brando: Proprio.

Brindo: Di classe.

Brando: Infatti.

Brindo: Eppoi, quando le ho pòrto la rosa rossa…

Brando: Lei ha letto il nostro bigliettino…

Brindo: Il mio, bigliettino.

Brando: E ti ha spedito un bacio.

Brindo: Che bello!

Brando: Che avevi scritto?

Brindo: Grazie per le emozioni che ci regali. Brando e Brindo.

Brando: Melenso e banale.

Brindo: Sincero e diretto.

Brando: Vabbè. Ma hai notato la platea?

Brindo: Chi?

Brando: Gli spettatori!

Brindo: Mbè? Ah, sì, c’era quella bella coppietta di ragazzi seduti accanto a noi… che teneri!

Brando: Sì, e poi?

Brindo: Ivo e Miki, i nostri amici.

Brando: Esaltatissimi. E poi?

Brindo: Poi c’erano quelli di Arcigay, le lesbiche del gruppo antagonista, mi pare di aver incrociato pure…

Brando: Incrociato pure? Ma se sembrava de sta’ a Muccassassina!

Brindo: Ma infatti: c’erano più froci al concerto di Arisa che in Vaticano…

Brando: Chissà perchè, poi.

Brindo: Già, chissà. Forse perché è una donna fragile…

Brando: eppure fortissima.

Brindo: Ingenua…

Brando: ma tenace. Ma allora è la nostra icona!

Brindo: Come Loredana, Patty, Mina, Mia e le altre.

Brando: Donne che gli uomini etero non sanno apprezzare…

Brindo: ‘Gnoranti.

Brando: Cafoni.

Brindo: Hai visto che hanno combinato ‘sti trogloditi allo stadio?! 

Brando: Sì, idioti e ottusi. Però non ce l’avevano con lei.

Brindo: E con chi allora? Con l’Italia, con i politici, eccetera eccetera. Ma il rispetto della persona?

Brando: Sarà meglio che Arisa venga ai Pride piuttosto che frequentare i campi di calcio…

Brindo: Proprio come diceva il Caparezza “io vorrei che in giro ci fossero meno bulli del cazzo e più gay“.

Brando: Noi la acccoglieremo con rose rosse, baci e abbracci.

Brindo: Evviva Arisa! “Ma quando arriva la notte, la notte, e resto sola con teee

Brindo: Vabbè, amor, buonanotte.

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Alemanno, il lavoro e il sesso: come negli anni ’50

16 maggio 2012

No, proprio non gliela fa. Alemanno. E’ più forte di lui.

Come un vecchietto rincoglionito, che più gli spieghi le cose e meno capisce,

il nostro sindaco lancia una campagna pubblicitaria per trovare lavoro ai poveri romani e alle povere romane,

chè gli amici fasci li ha già piazzati in tutti i posti, disponibili e indisponibili.

Per trovare lavoro non servirà la Protezione Civile, nè chiamerà “l’essecito”. 

Basta rispolverare il vecchio, trito, sessista (e omofobo) repertorio sul ruolo di genere, il cui terribile messaggio è:

Sei maschio? Quindi nel tuo petto alberga l’anima del meccanico. Farai il meccanico.

Sei donna? Allora il tuo cuore batte ago e filo. Sei una sartina. E quello devi fare.

Tutto questo sui muri di Roma capitale, anno 2012.

Come negli anni ’50.

O ’30.

O fine Ottocento.

La fortuna, in tutto ciò, è che er lavoro nun ce sta’.

Altrimenti me metterei a fa’ er sarto de corsa. E mi moje la mannerei in officina…

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Calcio e omosessualità: il tabù da infrangere

2 maggio 2012


In Italia non esistono calciatori omosessuali.

Lo hanno affermato perentoriamente negli ultimi tempi molti allenatori (Lippi, Mazzone), moltissimi giocatori, per finire al delinquente Moggi.

Una risata nazionale ha seppellito le loro dichiarazioni.

Anche nel resto del pianeta Terra non esistono calciatori maschi omosessuali.

E qui la risata è diventata planetaria.

Anzi no, uno ne esiste. Ecco l‘unico calciatore gay al mondo:

(Oddio, Cannavaro?! No, tranquilli, è Anton Hysen, qui la sua storia)

L’inconsistenza di tale affermazione è provata involontariamente dagli stessi intervistati, che sempre aggiungono la frasetta “se esistessero suggerirei loro di stare zitti“.

Bene: dunque esistono. Lo sanno tutti, e la ragione è matematica, statistica. Nun se scappa.

E allora cosa spinge queste persone, molte in buona fede (gli altri non ci interessano), a fare affermazioni ridicole?

Certamente ignoranza e paura.

L’ignoranza è questa: i loro (e i vostri) cervelli concepiscono il seguente sillogismo:

A) Giocare a pallone (ed essere bravi a farlo) è roba da maschi,

B) I gay non sono maschi,

C) Quindi i gay non giocano al calcio.

A questo sillogismo si affianca sempre il suo speculare:

A) Giocare a pallone è roba da maschi,

B) Le lesbiche sono maschi,

C) Quindi le lesbiche giocano al calcio.

Ecco, amici e amiche eterosessuali che state leggendo (sì perché il post è per voi): queste sono cazzate, enormi cazzate. Ignoranza.

Rimediamo subito, chiarendo tre concetti elementari:

1. Un maschio omosessuale è un maschio

2. Una donna omosessuale è una donna

3. Tutti possono giocare a pallone, esattamente come svolgere qualsiasi altra attività (parrucchiere, minatore, camionista, ballerino, politico, … fino al Papa) a prescindere dall’orientamento sessuale (che, vi ricordo, è una variante naturale, amen).

Chiarito questo, passiamo ad analizzare la paura.

La paura dell’omosessualità si chiama omofobia. Questa paura è irreale, visto che un gay che aggredisce un etero è un po’ come un uomo che morde un cane. Mai visto.

L’omofobia invece è sempre associata alla paura di scoprirsi gay. Gli omofobi peggiori infatti sono gay velati.

Il mondo del calcio trasuda omofobia. Calciatori, allenatori, dirigenti, tifosi.

Per capirlo guardiamo cosa è accaduto ieri: non si può parlare di calcio e omosessualità ignorando la storia drammatica di Justin Fashanu, primo calciatore professionista a fare coming out nel 1990. All’inizio del post avete ammirato il suo più bel gol in carriera.

La reazione del mondo del calcio – dirigenti, tifosi avversari e non, stampa – della sua famiglia, dei suoi amici, della comunità nera inglese fu talmente violenta (ancora oggi, 2012, il fratello John continua a dichiarare che Justin non era gay), che produsse prima l’isolamento e poi il suo suicidio.

Oggi, l’eredità di questa storia sconvolgente ha dato un frutto buono, The Justin Campaign. La comunità gay si è assunta il compito di tenere viva la sua memoria affinchè non avvengano più storie del genere, affinché la civiltà avanzi anche nello sport.

Non solo: la FA, la Football Association inglese, ha da tempo capito che la lotta al razzismo e all’omofobia è l’unica salvezza del calcio dallo scivolamento verso il baratro della violenza. Ha quindi lanciato diverse campagne di sensibilizzazione su questi temi, belle, decise, diffuse. Qui – a titolo esemplificativo – uno spot antiomofobia prodotto dalla federcalcio inglese:

Da un lato l’educazione al rispetto, dall’altro la repressione della violenza con multe salate, squalifiche, denunce penali.

Lo sanno bene due nostri connazionali, il giovane Federico Macheda (primo calciatore punito per omofobia) e mister Capello, dimessosi per non aver accettato il provvedimento disciplinare a capitan Terry, accusato di razzismo. Bravi, bella figura.

Anche la Danimarca e la Germania sono sulla stessa linea.

Qui in Italia ci saremmo messi a ridere per queste accuse. Anzi, qui in Italia facciamo ridere. O piangere, vedasi il caso dell’allenatore che picchia un giocatore, dei calciatori del Genoa costretti a spogliarsi (ma allora i gay sono gli ultras!) della maglia perchè ritenuti indegni, gli ululati delle curve e tribune contro i giocatori con epidermide scura, il fascismo e l’antisemitismo delle curve di tutta Italia, l’omofobia di tutti nell’escludere l’esistenza di gay nel calcio e contemporaneamente nel dissuaderli dal fare coming out, le aggressioni all’unico (!) giornalista sportivo gay, Paolo Colombo, and so on.

Però qualcosa si muove. A differenza di Lippi, mister Prandelli ha recentemente fatto delle dichiarazioni banali ma sacrosante sull’importanza del coming out. E giù polemiche.

In effetti noi siamo specialisti in polemiche, a partire dalle frasi dell’ex moglie di Gianfranco Fini, Daniela, fascista e laziale, a proposito di un “biondino gay calciatore della Lazio“.

Da quel momento, era il 1998, l’attenzione si è concentrata non già sulle idiozie che venivano inanellate ma sulla ricerca del biondino e di tutti i suoi simili, caccia che continua tutt’oggi.

E quindi, cari etero, rimarrete delusi se non vi diremo nulla, nè chi era quel biondino – abbastanza facile da individuare – nè chi sono gli attuali calciatori gay. Il gossip nell’era internet è sterminato (e incontrollabile), buon divertimento.

La nostra caccia riguarda invece tutti coloro che si distingueranno nel far progredire la civiltà nei campi di calcio.

E se quindi il presidente dei calciatori Damiano Tommasi è da rimandare a settembre per aver riflettuto sulle solite stupide idee, ammettendo la propria ignoranza sul tema, va apprezzato pupone Totti che si è affacciato a Muccassassina, e il poco sportivo Marco Materazzi che si è schierato a favore del matrimonio gay.

L’omofobia nel mondo del pallone è descritta  efficacemente dal miglior giornalista sportivo italiano, Gianni Mura, che su Repubblica del 29 marzo scorso così si rivolge a Pep Guardiola, il miglior allenatore del mondo:

“Non occorre che le spieghi perché lei è diverso, in questo calcio. Da giocatore, qualcuno sentenziò che lei era gay, perché le piaceva andare a teatro e, addirittura, leggere libri.”


Già, in un mondo in cui l’uso dell’italiano corretto è sospetto, quello del congiuntivo è una prova, la sportività è sintomo di coglionaggine, l’intercalare più diffuso è frocio” (vedi Mourinho), l’offesa peggiore è “giochi come una femminuccia, l’ipocrisia maggiore è mettersi in mutande e negare l’omofilia,

o baciarsi, palparsi, slinguazzarsi e negare l’omosessualità,

amare un proprio compagno e negarlo,

ci piace ricordare il brasiliano Vampeta, antesignano di quelli che se ne fregano di associare il proprio nome all’omosessualità, esattamente come il favoloso Francisco Jiménez Tejada, detto Xisco, nostro eroe con i suoi felici e gai baci.

Chiudiamo in bellezza: il nostro caro Mario Balotelli, forse il peggior personaggio che il calcio possa vantare, che tra insulti, multe, capricci, buffonate e qualche gol è tornato agli onori della cronaca scandalistica e farlocca di Sun, che pubblica una intervista in cui una sua ex racconta delle notti en travesti: trucco, parrucco e abitini che trasformano Mario in Marilyn Balotelli.

Se fosse vera, davvero la miglior cosa fatta da Balotelli in tutta la sua vita…

P.S. Qui la precedente puntata. Per chi volesse approfondire ecco alcuni siti: gaywave, queerblog, playground.

Aggiornamento (22 maggio 2012): il più bel calciatore francese, Olivier Giroud, posa per la rivista gaya TETU. Qui la foto. Bravò Olivier (campione di Francia con il Montpellier).



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Pacchi, ghigliottine e quizshow: il mondo gayless della tv italiana

30 aprile 2012

In Italia, come in Iran, gli omosessuali non esistono.

Lì gli omosessuali non esistono perché lo ha garantito il capo, quel simpaticone di Ahmadinejad (salvo poi impiccarne e lapidarne 4.000, dal 1978)

Da noi lo dimostra quotidianamente quell’elettrodomestico che abbiamo in ogni stanza. Sì, da decenni nelle ore di punta il televisore ci rimanda immagini in cui gli omosessuali non esistono.

I pacchi di Affari tuoi, le ghigliottine dell’Eredità e tutte quelle trasmissioni di quiz che propongono giochi tendenzialmente idioti, ci presentano un mondo gayless: froci scomparsi, lesbiche missing, transessuali non ne parliamo proprio, coppie omosessuali non pervenute.

Bisognerebbe chiamare Chi l’ha visto?, altra trasmissione gayfree, per scoprirne il mistero.

Visto il livello delle trasmissioni qualcuno potrebbe pensare che ciò non sia affatto un male. Della serie “mai mischiarsi con la merda”.

Però, però. Questi programmi si indirizzano ad un pubblico vasto, quello che si mette a cena col tv come centrotavola, ed hanno la pretesa di rappresentare la molteplicità della società (diversificate per regioni, età, sesso, religione, cultura, provenienza sociale, ecc.).

Eppure mai visto un concorrente che presentandosi dica: “Sì, sono fidanzato da tre anni con Filippo, che è seduto lì tra il pubblico…“. O la concorrente che ammetta: “No, non sono sposata, ma ho molte ragazze“. Oppure la signora: “Faccio la casalinga, ho tre figlie, una moglie e un’iguana“. Per non dire del concorrente che “A scuola non studiavo, ma sono stato eletto reginetta dell’anno“.

Niente, solo un’ininterrotta rassegna di eterosessuali incalliti, incagliati nelle proprie famiglie stile mulino bianco, o scapoloni invidiati, o zitelle senza speranza, che riproducono a loop il tipico clichè catto-fascista, dal quale la Rai – e le altre tv generaliste – non si schiodano.

Come spiegare tutto ciò?

Possibile che i gay e le lesbiche non partecipino a questi programmi?

Possibile che Endemol e Magnolia selezionino i concorrenti scartando volutamente le persone omosessuali?

O che gli omosessuali siano costretti a nascondere il loro orientamento pur di non essere scartati?

Abbiamo scovato il regolamento del casting Magnolia e quello Endemol-Rai per Affari tuoi, che definisce così gli “oggettivi criteri” di scelta dei concorrenti: “(i) della capacità di rappresentare efficacemente, attraverso i propri elementi personali distintivi e peculiari, la Regione di appartenenza; (ii) della capacità comunicativa, della telegenia (intendendo con questa non solo qualità estetiche, ma, in senso più lato, anche la capacità di suscitare l’interesse del pubblico attraverso la propria immagine), del modo di esprimersi; (iii) del bagaglio di esperienze personali che compongono il proprio vissuto; (iv) della composizione e della peculiarità del nucleo familiare e/o affettivo. L’applicazione di tali criteri è rigorosamente improntata alla parità di accesso e all’imparzialità di trattamento rispetto agli altri aspiranti e non rimessa, pertanto, a mera discrezionalità di giudizio, ma rigorosamente improntata ai criteri sopraindicati”.

Sarà, ma allora perché in oltre quindici anni di programmazione, con decine di diversi gameshow, per molte migliaia di puntate e molte migliaia di concorrenti, mai, ma proprio mai, si sia materializzata una coppia di froci o di lesbiche sullo schermo Rai o Mediaset?

I froci non sono telegenici? Le lesbiche non fanno ascolto? Le/i transessuali non suscitano interesse?

In altre parole: a quale potente rimozione stiamo assitendo?

A nostro avviso si tratta di due questioni che si sovrappongono:

1. La censura esplicita, sistematica sui cosiddetti “temi sensibili” imposta da parte dei dirigenti piazzati in Rai dai partiti e dal Vaticano. A dispetto della vita che procede (con difficoltà, ma procede), si evolve e diversifica i propri modelli, nulla di tutto ciò deve apparire sullo schermo sempre più definito del televisore (ultimi casi: i funerali di Lucio Dalla, la parola preservativo cancellata nella giornata mondiale Aids, il giornalista gay che diventa etero a Ballando sotto le stelle, il bacio censurato tra i cowboy, la censura a Freccero per la fiction spagnola Fisica o chimica,  l’intervista reticente a Tiziano Ferro, …).

E se proprio non è possibile imporre il silenzio, allora si attua la disinformazione e il boicottaggio, attraverso rappresentazioni parodistiche (vedi I Soliti idioti a Sanremo, ) o becere (vedi i talkshow che ospitano i giovanardi di turno pagati per insultare froci, lesbiche e trans).

2. L’autocensura che attuano i gay e le lesbiche su loro stessi quando partecipano come protagonisti o comparse a trasmissioni televisive, o quando ne sono autori.

Rare le eccezioni: Vladimir Luxuria, sempre lucida e combattiva anche in programmi orrendi; Cristiano Malgioglio, che è quello che è, ma ha il coraggio dell’autenticità; Ivan Cotroneo, che nelle sue fiction piazza con correttezza e semplicità i temi dell’omosessualità e dell’omofobia; Giovanni Anversa, che senza pietismi affronta la vita reale delle persone (famiglie allargate, omofobia, transessualità); Pino Strabioli, tenace nel difendere la nicchia del teatro e dei suoi protagonisti.

Scrivevamo in un precedente post che <La mission della tv di Stato è l’irreality, è negare, nascondere, censurare, a costo del ridocolo, del flop di ascolti, della violazione del rispetto delle differenze (vedasi l’articolo 2 del Codice Etico della Rai che recita “Nei programmi si deve quindi riflettere la molteplicità delle culture e degli interessi in modo che qualunque sia il credo religioso, il convincimento politico, la razza, il sesso, l’orientamento sessuale, l’educazione, la condizione sociale e l’età, gli utenti non vengano trascurati o offesi).>

Ad oggi questo articolo è stato disatteso, anzi utilizzato proprio per evitare di parlare di questione scomode. Una vera buffonata.

Questo stato di cose permane: più che un servizio pubblico la Rai pare proprio un servizietto privato, privatissimo. Il futuro della televisione di Stato anche sotto il governo tecnico Monti è nero. Ci vorrebbe più coraggio e più onestà. Ovvero una rivoluzione:

A) spazzare via i partiti dalla Rai

B) spezzare la spartizione delle poltrone occupate da persone incompetenti ma garanti del marcio potere politico che lì li ha messi

C) piazzare i migliori cervelli liberi sul cavallo di viale Mazzini

Già, ma come fare? E chi può farlo? Monti? Alfano-Casini-Bersani?

No, ci serve Occupy Rai. Ce la faremo?

P.S. Mercoledì 2 Maggio Raiuno trasmette in prima serata – udite udite – Mine vaganti.

Sarà vero?


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LA FINE DEGLI OMOFOBI VERDI

5 aprile 2012

La morte politica della Lega è aria pulita. La fine per sua stessa mano di Umberto Bossi, della sua famigghia – anzi, the family – e della Lega Nord è un’ottima notizia per l’Italia, per la civiltà del paese.

I crimini commessi dai politici leghisti nell’ultimo ventennio sono semplici da elencare. Sono stati la cifra della loro presenza politica, sociale e “culturale” nel paese, il loro vanto, il loro successo: razzismo, sessismo, omofobia, intolleranza, violenza, familismo, clientelismo. Il tutto ammantato di verde, di federalismo. Ma pur sempre merda.

Oggi finalmente tutti stanno scoprendo che erano cazzate (con i miti della Padania e del Po). Queste cazzate le abbiamo pagate carissime. Non solo attraverso i soldi che ci hanno rubato, ma soprattutto misurando il baratro morale, politico, culturale nel quale ci hanno condotto, arrivando a sostenere mafia e Berlusconi per decenni, quindi a diventare mafia e Berlusconi.

Le responsabilità penali saranno accertate. Quelle politiche vanno ricordate. Per non dimenticare. Per fronteggiare chi li sostituirà nel manipolare menti rozze in attesa di messia.

Potremmo elencare gli insulti leghisti ruttati in Parlamento, sui media, nelle istituzioni locali, per la strada, contro le persone lesbiche, gay e transgender. Ricordare l’odio sbavato a pieno ghigno, gli atti e i voti parlamentari anticostituzionali contro la dignità e la parità delle persone glbt.

Ma il nostro piccolo contributo alla memoria rimanda alla notte dell’infamia, lo stupro di Berlusconi e di Bossi al corpo di Eluana Englaro. Il 5 febbraio 2009 il Consiglio dei ministri, su richiesta del Vaticano e con l’appoggio di Casini, approva il decreto a favore della tortura di Eluana Englaro. Il governo italiano contro due genitori. Napolitano bloccò il decreto, sventando il crimine di cui i leghisti portano e porteranno per sempre la responsabilità. Per un mazzo di potere e di denaro.

Amen.

 

P.S. Sarà tragicamente divertente assistere alla lotta verde di bile per la successione del Capo. Per ora osserviamo che un gay omofobo – Calderolidirigerà un partito omofobo. Tutto torna.


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